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PhiloSophiana |
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Situata a circa 12 Km. verso Est, è stato rinvenuto un abitato Romano-Bizantino che alcuni identificano con la “Stazione Philosophiana”. L’abitato comprende i resti di un edificio termale e di una basilica Bizantina la cui struttura interna è a tre navate.
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Gli scavi di Sofiana, ex feudo in territorio di Mazzarino, nella Contrada Pitrusa, sono una realtà; e già dal sottosuolo, dopo più di un millennio, rivedono la luce, tra cocci e rottami, hydrie e lekythoi, kylikes ed oinochoai, anfore, lucerne, vasi bizantini rari ed anche unici, pregiati esemplari di ceramica invetriata, che denotano in questa zona la persistenza di un centro abitato, che dal VII-VI sec. a. C., ed anche dai primi albori della civiltà sicula, come dimostrano i vari rinvenimenti sporadici nelle Grotte del Canonico, adiacenti e tuttora inesplorate, prosegue ininterrottamente, e con maggiore sviluppo in epoca romana e bizantina, nei secoli successivi e finisce nell'XI e agli albori del XII, con la ceramica invetriata, identica a quella delle primitive strutture del "Castrum" fridericiano di Gela e di quel!o di Mazzarino, dove gli abitanti del vasto "Praedium", si rifugiano in cerca di protezione e si concentrano, abbandonando le loro dimore, sparse dovunque nel vasto altipiano, tra il versante sud-orientale ed il centro-occidentale dell'isola, non più sicure per l'anarchia feudale sopravvenuta, le guerre e le lotte fratricide. Ma la scoperta più interessante, dall'inizio dei lavori, è data da un vasto edificio termale, presso la casa Trigona, risalente al IV sec. d.C., dove si osservano delle strutture originarie augustee in marmo e tracce di mosaici manomessi ma posteriori, coevi a quelli del Casale, mentre nel calidario si inserisce nel V sec. una basilichetta bizantina biabsidata con battistero, e dalla parte opposta rimaneggiamenti e soprastrutture, che si protraggono fino al XII sec.. Interessante un ripo-stiglio di bronzi nel calidario, 200 pezzi di Costante, Costanzo e Co-stantino, ed il rinvenimento di una basilica a croce greca, a tre navate, con absidi e nartece, risalente alla fine del V sec., ripetutamente manomessa, ed un cimitero a Sub Divo ", a lastroni di pietra ed in muratura, che ha restituito una importante suppellettile di vasi, e qualche iscrizione frammentaria. Ora quando su questa località regnava il più assoluto silenzio, mentre l'attenzione generale degli studiosi, per la scoperta della villa del Casale, presso Piazza Armerina, era tutta presa dalla fantasmagorica policromia di quei mosaici, quando ancora la zappa, l'aratro ed i trattori continuavano inesorabili la loro opera di dissoluzione e distruzione millenaria e prima ancora che a cura dei Lincei apparissero i lavori fondamentali di Biagio Pace e di Vinicio Gentili, che riportavano il problema, nei giusti termini della logica fui proprio io a stabilire gli intimi rapporti topografici tra il Casale ed il "praedium" con la sua "mansio" di Philosophiana, nell'ex feudo di Sofiana presso Mazzarino, in un mio lavoro, apparso con notevole ritardo e finalmente per interessamento di Biagio Pace, cui presto aderì il compianto Guido Libertini, chiarendo, e credo in modo definitivo, uno dei tracciati più oscuri dell'Itinerarium Antonini nel tratto interno Catania-Agrigento. |
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La direzione dei lavori affidata al soprintendente di Agrigento, Dr. Pietro Griffo, così si è espressa nella comunicazione ufficiale subito dopo l'inaugurazione, riallacciandosi agli scavi di Piano della Fiera, Priorato di Butera, Gela e Disusino, e cioè che con gli attuali lavori, che intendono continuare lo studio sistematico di tutto il retroterra gelese, potrà meglio spiegarsi il Casale, mentre con un rigore scientifico assolutamente nuovo verrà affrontato per la prima volta nella storia dell'archeologia in Sicilia lo studio sistematico di una località romana nell'Isola. E' veramente l'azione di Roma in Sicilia, svalutata fino ad oggi da molti storici, che concordemente l'hanno considerata terra di sfruttamento e di fame, funestata da guerre servili nel periodo repubblicano, e depredata dalle ruberie di Verre, solo da poco e per merito speciale del Pace, comincia ad apprezzarsi, alla luce di nuovi documenti archeologici. La Sicilia, durante l'impero di Roma, non fu la squallida terra che Strabone presenta spopolata, nell'impressione avuta durante le guerre servili, ma una terra benedetta, nella quale, sopravvenuta la lunga pace romana, con l'ordine e la tranquillità ed il rispetto alle umane istituzioni dello Stato, si ripopolano le valli già abbandonate durante l'anarchia, per cui nell'interno sorgono numerosi e prosperi centri agricoli, all'incrocio di vie di comunicazione naturali. lungo le stesse vallate, mentre le città costiere, quali Gela e Camarina e la stessa Siracusa, decadono, senza però scomparire, perché al commercio con l'Africa e l'Oriente si sostituisce l'agricoltura e la pastorizia. Philosophiana, è come Calloniana e come tanti altri Praedia, che numerosi ed improvvisi appaiono nell'itinerario di Antonino, uno dei tanti centri agricoli, nuovi o potenziati, sorti nell'interno, in questo periodo; al neutro plurale, come Petiliana, Corconiana, ecc., rappresenta senza dubbio i beni rustici ed urbani di un tale, che forse, per il genere diverso di vita, ritenuto ancora stravagante dal volgo, veniva così chiamato il Filosofo, così come gli altri predi rappresentano i beni di un Callonius, Petilius, Corconius, ecc. In questo periodo la Sicilia diviene proprietà terriera di pochi cavalieri romani, grandi imprenditori che col sistema del coronato popolano i vasti latifondi, curati a coltura intensiva, con case dappertutto sparse in ogni angolo di quella terra, che poi per secoli rimarrà incolta, nel nuovo regime feudale introdotto dai normanni, dove la popolazione vive ammassata accanto al castello, lontano dai campi infestati dalla malaria e dal brigantaggio. Queste vaste unità terriere, che spesso superavano i 10-12 km di diametro e tuttavia coltivate e popolate, come documenta dovunque continuamente il piccone dell'archeologo, si protraggono ancora nella epoca successiva, quando in gran parte, per il nuovo sentimento religioso che finalmente si propaga tra le famiglie patrizie romane, divengono proprietà della chiesa romana; le "Massae", che inglobano interi villaggi con i loro territori, estesi quanto gli attuali comuni della Sicilia, la maggior parte dei quali, quasi la totalità, risale proprio a quest'epoca bizantina. Il praedium del Filosofo, "Philosophiana Gelensium", il quale potrebbe essere quel Nicomaco Flaviano identificato dal Pace, secondo la soscrizione del Codice vaticano di Livio, doveva includere oltre che la villa del Casale ed il centro abitato di Sofiana, il centro abitato sul Monte Navone e quello sul Nancone, centri forse originariamente semiti, a cavallo della vallata del Brajemi. Naturalmente questo vasto predio doveva essere delimitato da confini naturali, e perciò dal successivo di Calloniana, dall'attuale fiume Brajemi, affluente del Salso, che tuttora divide Barrafranca da Piazza e Mazzarino, ed in parte la provincia di Enna da quella di Caltanissetta, mentre una volta divideva la Diocesi di Siracusa da quella di Catania. Orbene se tutto questo, e meglio ancora, l'identificazione dei vari Centri abitati e delle rispettive "Mansiones" lungo il tracciato della strada interna Catania-Agrigento, trova ulteriore conferma negli scavi in corso, il rinvenimento di un bollo laterizio, che disposto in due righe porta il timbro Filo/sof, tronco purtroppo per una rottura laterale ed altri recanti la lettera N, trovati pure nel corso degli scavi, tolgono ormai qualsiasi dubbio e sul sito di sofiana e su quello del proprietario del predio, che non poteva essere, come dimostrai, diverso da quello della villa del Casale. La dichiarazione programmatica della Soprintendenza di Agrigento in, questo modo si è realizzata, mentre ormai con l'individuazione del centro abitato delle Philosophiana nel sito e "Pitrusa" della Contrada Sofiana, viene confermato definitivamente tutto il tracciato della strada interna, non solo nel primo, ma anche nel secondo tratto, ed assurdo rimane ormai il percorso attraverso Aidone e la Portella di Grotta Calda. Conseguentemente tutti i centri abitati del percorso, disposti a valle ed a monte di questo che è ormai un punto fermo, e principalmente quello successivo di Calloniana, che poteva ancora lasciare qualche perplessità, ricevono pure un ulteriore conferma. Difatti la "Mansio" di Calloniana ed il sito del suo centro abitato, rispettivamente in località Ciarfara e presso l'attuale centro abitato di Barrafranca, risultano a distanza ben definita, come ho dimostrato e dal sito di Sofiana e da quello di Sommatino successivo, identificato e con la Karcudi di Edrisi, e con la Corconiana dell'Itinerario, ma anche la nuova identificazione di Petiliana, come più avanti vedremo, conferma ancora una volta il sito di Calloniana, che comprendeva tutto l'attuale territorio di Barrafranca, tra il Brajemi ed il fiume Salso, il quale è attraversato da est ad ovest, e nel senso della sua maggiore lunghezza, dalla grande trazzera Catania-Agrigento, da me identificata con la strada romana. Del resto anche l'Amico, dopo molte incertezze, pare della stessa idea, quando dice che Calloniana non bisogna ricercarla al di là del Salso, e che collocata presso Pietraperzia, rimane troppo a nord, della strada che conduce ad Agrigento. Così pone il tracciato più a sud, collocando Corconiana nei pressi di: Ravanusa, sito che se pure errato si avvicina molto al vero perché la variante per Petiliana, il tracciato più antico (che contrariamente a quanto scrissi, si svolgeva più a sud) e poi abbandonato, passava proprio a nord di Ravanusa, proveniente da Riesi. Difatti durante i lavori di trasformazione in carreggiabile della trazzera Riesi-Licata, nei pressi della prima cittadina, è stato trovato il bollo laterizo o timbro PETIL, rotto, mentre da gran tempo rinvenuto in contrada Li Perni, sulla trazzera Sofiana-Riesi, un cippo che sembra miliare, che si conserva presso la villa Alberti di Mazzarino, sembra pure contenere una epigrafe latina riferentesi a "Settimius Severus Pontifex Maximus", che col precedente indizio costituirebbe la prova della variante a sud per Agrigento da Sofiana, non più attraverso il territorio di Pietraperzia, e peggio ancora attraverso la località Sallona, ma attraverso la trazzera suddetta, per le località Passo di Diego, Balzi, Sajone e Sanci (estremo sud del territorio di Barrafranca), Li Perni, Schette, Riesi. Agrigento, per la trazzera tra Naro e Ravanusa. La vecchia e la nuova strada che si biforcavano da Sofiana per Agrigento potevano, adunque, passare, per come avviene oggi ancora con le due grandi trazzere relative, solo per Barrafranca, e Riesi, ma sempre tramite il territorio di Barrafranca, nei due primi tratti. In questo modo il sito di Calloniana viene ancora una volta confermato ed in pieno anche con le distanze itinerario, per cui, se la distanza Philosophiana-Calloniana è di XXI miglia, e quella Philosophiana--Petiliana è di XXVIII, la differenza di VII è proprio quella che corre tra Barrafranca e Riesi, la quale è più avanti di Barrafranca, VII miglia circa, nella stessa direttrice verso Agrigento o quasi. Si intende che a tanto si poteva solo pervenire con una conoscenza personale dei luoghi. Chi si porta infatti all'altezza della Casa Trigona, presso l'edificio termale, si accorge infatti di trovarsi al centro di una ampia vallata naturale, che, proveniente con direzione nord nord-est dalla Portella Malocristiano (al di là della quale sono la vallata del Tenchio ed il Gurnalonga, ossia la Piana di Catania), viene verso il punto d'osservazione, e da qui, verso ovest, scende tra il Naone ed il Navonello da una parte e lo Schinoso dall'altra, nella vallata del Brajemi, in fondo alla quale sull'orizzonte appare la Montagna di Naro, con in cima il suo castello, mentre lungo il suo percorso si vedono scaglionati uno dopo l'altro gli abitati di Barrafranca e poi di Sommatino. Chi si sposta poi un poco più avanti, verso la Casa Cannada, all'inizio del valloncello, che scende verso il torrente Nocciara, e volge ancora lo sguardo a ponente, potrà osservare ancora e seguire un'altra vallata, a sud della prima, e parallela, dal punto di origine (lo Stretto), divisa dalla prima dalle Montagne di Ratumeni e della Amastra, nel punto in cui la vallata del Brajemi restringendosi, si biforca verso Riesi e verso Sommatino. Tale vallata, pure percorsa da un'altra mulattiera, lascia vedere, nella sua ampiezza, l'estremità sud dell'abitato di Riesi ed il Monte Gibbesi a nord di Ravanusa, ed in fondo il castellazzo di Camastra a sud ovest di Naro. Ma anche dalle alture del territorio di Barrafranca (Montagna Faranella e Torre), come da quelle del suo abitato (S. Giovanni e Poggio Guglielmo), sono visibili le due vallate, dalla Portella di Ricignolo e da quella più ampia dello Schinoso, rispettivamente alla Montagna di Naro ed al Castellazzo di Camastra, seguibili ancora da altri punti dominanti: il Km. 5 della SS 117 Piazza-Caltagirone; la Massaria e Stazione di Gallinica dove si rinviene continuamente materiale archeologico dell'epoca romana, cioè presso la località della "Mansio"; le alture del Monte Capezzana, presso il Bivio Ramacca-Catania, da dove è possibile seguire, fra le tante vallate convergenti a ventaglio verso l'interno, quella che con la relativa trazzera, sale verso l'altipiano di Sofiana. Quanti invece che più dell'osservazione diretta del terreno, si sono serviti di Carte, che solo dalla seconda metà dell'800 arrivano alla precisione, sono incorsi, evidentemente, in molti errori. Così chi osserva per esempio la Sicilia del Blaeu, dove Caltanissetta è posta a sud ovest di Barrafranca, la località Capodarso alla stessa altezza, Pietraperzia a Nord est di Caltanissetta e Girgenti tra l'altro quasi a Sud della stessa Caltanissetta, si spiega benissimo il noto errore di Cluverio, nonché quello dell'Amari, che colloca Gallulia, identificata con Calloniana, presso Caltanissetta, e tutti gli altri errori in cui sono caduti gli altri topografi per questo tratto interno, che non percorsero mai, neppure di corsa. Si ha proprio l'impressione, osservando questa carta, che il Cluverio, per esempio, abbia localizzato Calloniana presso Pietraperzia, nel timore di spostarsi troppo a sud, facendo passare la strada per Caltanissetta, a sud ovest di Pietraperzia. Assurdo questo, che appare logico anche dall'osservazione della carta del Cluverio e di tante altre, che non è il caso di citare. La mancanza poi, salvo pochi accenni isolati, di una bibliografia riguardante Barrafranca, come pure la quasi totale distruzione, cui in ogni tempo è andato incontro il suo non indifferente materiale archeologico, che però non è sfuggito all'interesse di qualche grande studioso, in qualche ricupero isolato, hanno contribuito, assieme alla mancata conoscenza della zona, a continuare l'errore e ritardare la localizzazione topografica di Calloniana. Il materiale trovato a Barrafranca, come quello della vicina Albana, tuttora inedito, non potrà però più meravigliare, dopo le recenti scoperte di Sofiana. Anche Calloniana, che come Philosophiana è costituita da gruppi di abitazioni dovunque sparse in un territorio immenso, attorno ad un Centro abitato più omogeneo, sede della vita amministrativa, presso l'attuale abitato di Barrafranca, affonda, come quella, le sue radici in un centro più antico, a cominciare dal VII, VI sec., che solo molto tardi e dopo la sconfitta del Duce Siculo Ducezio, verrà a contatto con le popolazioni elleniche di Siracusa ed Agrigento che qui si incontrano. Col frazionamento della proprietà terriera, avvenuto in seguito alla conquista araba, le grandi unità terriere si smembrano in diversi casali e perciò, in quest'epoca troviamo Convicino, quello che era il centro abitato più omogeneo, diciamo così, di Calloniana, che così forse si chiama, per la sua vicinanza, quasi immediata, al Casale della Albana, sorto pure dalla disgregazione del vasto predio. Per tutta questa epoca e per tutta la successiva normanna e Sveva, prosegue rigoglioso con la nuova ricostruzione della proprietà terriera, dopo la conquista Normanna fino all'XI, XII sec. ed oltre, mentre la popolazione dispersa del vicino casale dell'Albana e quella dovunque sparsa nel vasto predio, non più sicure e isolate, tentano una prima difesa e si accentrano attorno alla sua Torre o Castello, che l'Amico chiamerà Celeberrima. Nel periodo in cui più violenti i contrasti si acuiscono tra la grossa feudalità ed il potere regio, tra Arabi e Latini, che culmina con la distruzione di Piazza e dei paesi vicini, e subito dopo, mantiene ancora una certa dignità, che abbandonerà poi gradatamente a cominciare dalla guerra del Vespro fino a tutto il XIV e parte del XV sec., quando comincerà a riprendersi ad opera del suo Barone, Giovanni Antonio Barresi, mentre nel XVI verrà di sana Dianta ricostruito dal figlio Matteo Barresi, che, per invogliarne la colonizzazione interna gli cambierà il nome, chiamandolo Barrafranca. Così cessate le guerre e l'anarchia, nel nuovo clima rinascimentale, essa che ai tempi del Barberi era già quasi un casale abbandonato, riprende la sua vita, assegnatale dalla sua particolare situazione topografica, al centro delle comunicazioni isolane, e lungo la grande strada imperiale interna Catania-Agrigento, che in epoca di pace e di benessere nell'epoca imperiale, romana, ne avevano pure già permesso l'ascesa, al centro di un sistema di valli a raggiera, costituenti altrettante naturali vie di comunicazione. |
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